CABELLA LIGURE, ALESSANDRIA, SABATO 31 LUGLIO: SI PARLA DI MIGRAZIONI

Da venerdì trenta luglio a domenica primo agosto, il Comune di Cabella Ligure, località della val Borbera in provincia di Alessandria, ospita la prima edizione di un festival dedicato alla figura dello scrittore e drammaturgo – cittadino onorario del borgo del basso Piemonte – Carlo Repetti, recentemente scomparso.

 

 

 

 

 

Ad organizzare la rassegna è la locale amministrazione, in collaborazione con: Associazione Musa, Cisei (Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana) di Genova, Isral (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria), MuMa (Musei del Mare e delle Migrazioni) di Genova, Pro Loco e Associazione Roba da Streije di Cabella Ligure.

 

Il programma della giornata prevede, tra l’altro, un dibattito dal titolo “Raccontare le migrazioni vecchie e nuove”; all’interno di questo sono previste tre relazioni: quelle di due storici americanisti – Ferdinando Fasce, dell’Università di Genova, e Bruno Cartosio, dell’Università di Bergamo – e quella di Mariano Santaniello, presidente dell’Isral, nonché moderatore della manifestazione,

 

Apre la giornata – che si tiene sotto una struttura, realizzata in parte in pietra e in parte in legno, che ospita alcune decine di persone – il Fasce, con un intervento dal titolo “La grande migrazione. Uno sguardo d’insieme” nel corso del quale racconta alcune vicende da lui scoperte nel periodo in cui stava preparando la tesi di laurea.

 

Si sofferma, in particolare, sui racconti fattigli da Cesarina Montobbio, migrante di ritorno, a proposito del razzismo degli yankees nei confronti degli emigrati italiani, dei meridionali in particolare, che nei primi anni del novecento erano assimilati agli schiavi: questo atteggiamento degli statunitensi suscitò, come reazione, uno dei momenti più alti di internazionalismo da parte di chi era rimasto in Italia.

 

A seguire, dopo un breve intermezzo musicale curato da Marco Cambri – noto cantautore di Neirone, nella vicina val Fontanabuona – tocca al professor Cartosio, discendente di una famiglia di emigrati della Bandita di Casinelle (nell’ovadese) a Tortona, la cui relazione ha come titolo: “«Va’ e non tornare più indietro!». Un addio tra fratelli” .

 

Il suo è un racconto autobiografico che attraversa diversi decenni, partendo dalle parole che suo padre Pietro, allora diciassettenne, disse alla di lui sorella Maria – all’epoca diciannovenne – quando questa salì sul treno a Tortona per raggiungere Genova e successivamente imbarcarsi e raggiungere il fidanzato Luigi Alfredo, partito nel 1920.

 

Il secondo intermezzo è costituito dalle pérformance della Corale dell’Alta Val borbera, che esegue due pezzi d’epoca, tra cui “Merica, Merica”, un canto veneto scritto da Angelo Giusti nel 1875 che nel tempo è diventato l’inno ufficiale della colonizzazione italiana dello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul.

 

Per concludere prende la parola il Santaniello che inizia la sua discussione sul tema “Migrazioni: diversità, incontro, identità” citando la risposta che l’antropologo Marco Aime diede al giornalista Corrado Augias che gli chiedeva perché l’uomo tendesse ad emigrare.

 

Sin dalla preistoria, tale fenomeno è dovuto alla ricerca di condizioni ambientali, economiche, alimentari, più favorevoli, nonché alla ricerca del confronto con propri simili: se ci si sofferma a ragionare – questa è la sua conclusione – ancora oggi sono queste le motivazioni che spingono gli uomini a lasciare le proprie terre e spostarsi altrove.

 

Per concludere, la Corale dell’Alta Val Borbera esegue “Ma se ghe penso”, l’inno – scritto nel 1925 da Mario Capello su musica di Attilio Margutti – dei genovesi migranti in sud America che in questo modo cercavano di sentirsi ancora legati alla propria terra.

 

 

Bosio (Al), 1° agosto 2021

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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